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Congresso di Viterbo 2009 |
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Relazioni su invito |
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Comunicazioni libere |
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Argomenti Trattati |
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Buoni piedi per buoni Trekking |
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dr.ssa Cristina Smiderle Ospedale di Bassano del Grappa
L’importanza del corretto appoggio dei piedi e della scelta delle calzature nell’alpinismo è stato l’oggetto della relazione. Varianti anatomiche individuali producono modificazioni in termini di biomeccanica del passo che influenzano il costo energetico della camminata. Inoltre un appoggio scorretto genera problemi di sovraccarico funzionale articolare con conseguenze a muscoli e tendini anche in articolazioni sovrastanti. In particolare gli scarponi pesanti con suola rigida modificano significativamente il fisiologico schema del passo. Studi del cammino si eseguono in laboratorio con una innovativa tecnologia denominata “gait analysis”,ora disponibile anche all’ospedale di Bassano.Tale metodica permette di avere una valutazione quantitativa del movimento,cioè ad ogni istante velocità,accelerazione spostamento nello spazio di ogni articolazione. Con la Gait analysis è stato valutato che con gli scarponi ,a causa delle dimensioni,del peso e della rigidezza,il ciclo del passo non rispetta più i tempi fisiologici di appoggio .Si prolunga infatti il tempo di “single support” e si accorcia quello di “double support” rendendo quindi la camminata più faticosa ,con necessità di maggior equilibrio e minor tempo per il riposo articolare,predisponendo allo sviluppo di sovraccarichi articolari causa di artriti e tendiniti.Quando l’ambiente lo consente sono da preferire calzature più leggere e più dinamiche. La tecnologia offre al mercato sempre nuovi materiali con caratteristiche elastiche ed antishock per la suola che, unitamente ad opportuni rinforzi al retro piede, permettono di ridurre significativamente le patologie da sovraccarico articolare. I plantari correttivi su misura sono indicati solo quando vi sia una franca patologia.
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Integratori alimentari per gli sport di montagna |
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Giampietro Michelangelo
Specialista in Medicina dello Sport e in Scienza dell'Alimentazione
Docente di "Alimentazione" presso la Scuola dello Sport – CONI – Roma
Professore a contratto presso le Scuole di Specializzazione in "Medicina dello Sport" dell'Università di Modena e Reggio Emilia e "La Sapienza" di Roma
Servizio di Medicina dello Sport ASL Viterbo 3
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NEUROSCIENZE E ALTA QUOTA: esperienza al Manaslu |
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Leila Meroi, Neuroscienze Cognitivo-Comportamentali
Com’è noto il corpo umano non è fatto per soggiornare in quota. Nonostante questo al giorno d'oggi sono circa 15 milioni le persone che vivono e lavorano a un’altitudine compresa fra i 3000 e i 5400 m, limite oltre il quale risulta pressoché impossibile trovare insediamenti umani stabili. La moderna diffusione di trekking e spedizioni commerciali ha inoltre permesso ad una mole sempre maggiore di persone di confrontarsi direttamente con questi ambienti, venendo spesso in contatto anche con i loro effetti negativi. Fare ricerca in alta quota è dunque di fondamentale importanza per salvaguardare la vita di tutti coloro che si trovano a frequentarla.
Mal di montagna acuto (AMS), edema cerebrale d’alta quota (HACE) ed edema polmonare d’alta quota (HAPE) sono la conseguenza più celebre del fallimento nel processo di acclimatamento, una serie di alterazioni metabolico-funzionali che, se trascurate, possono rapidamente evolvere in forma maligna e, nei casi estremi, condurre alla morte. Tuttavia, nonostante la relativa notorietà, la conoscenza precisa di queste patologie è ancora piuttosto scarsa e sibillina. Il notevole grado di sovrapposizione esistente fra di esse rende infatti spesso difficile discriminare efficacemente fra l'una e l'altra, in particolare per quel che riguarda il grave AMS ed il primo HACE, non di rado messi fatalmente in relazione consequenziale. Purtroppo allo stato attuale la diagnosi certa di HACE può essere fatta solamente nel momento in cui compaiono i suoi sintomi tardivi: anosognosia, atassia ed alterazioni emotivo-comportamentali in un soggetto che può presentare o meno i sintomi di AMS. In questo stadio la patologia è tuttavia già maturata in forma grave, riducendo pertanto le possibilità di salvezza, essendo ormai il paziente incapace di muoversi autonomamente.
Obiettivo della mia ricerca è pertanto quello di isolare la sintomatologia precoce dell'HACE (che si è evidenziato essere di tipo cognitivo) identificando le funzioni neuropsicologiche più vulnerabili al ridotto apporto di ossigeno e realizzando, in ultima analisi, uno strumento di monitoraggio che sia in grado di cogliere la presenza di HACE sin dal suo esordio.
Grazie all'ausilio della ricerca sul campo abbinata all'utilizzo delle moderne tecniche di neuroimaging, i risultati sin'ora raccolti hanno dimostrato come, all'aumentare della quota si assiste ad un sottile ma progressivo deterioramento delle funzioni corticali superiori, condizione che, in soggetti sani e ben acclimatati, può non essere evidente, ma preludere comunque all'evoluzione lenta ed insidiosa in HACE.
Le funzioni cognitive che subiscono un danno precoce (benché di entità sfumata) sembrano essere la capacità di ragionamento, la flessibilità mentale, l'attenzione sostenuta e la memoria - pur in assenza di modificazioni macroscopiche a carico delle strutture corticali e sottocorticali.
Al giorno d’oggi è quanto mai necessario ampliare la nostra conoscenza, venendo a creare una vera e propria “cultura della montagna”. Perché la montagna è un ambiente pericoloso - e come tale non va in alcun modo sottovalutata, tuttavia è necessario mettere in condizione chi la frequenta di viverla con serenità e sicurezza.
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Prevenzione dei danni cutanei da raggi UV |
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Dr.ssa Bergamo Antonella, Dermatologa e Alpinista
Il colore della pelle è il risultato di un adattamento ambientale dovuto alla necessità di difendersi dai raggi ultravioletti. Questi ultimi, suddivisi in UVA ed UVB, sono una parte pericolosa e subdola della luce solare, perchè non si vedono e non si avvertono. La loro intensità in quota aumenta del 10%-12% ogni 1000 mt rispetto a livello del mare a causa dell'assottigliarsi dell'atmosfera; il ghiaccio e la neve ne aumentano l'effetto riflettendo sino all'80% degli ultravioletti.Tra gli effetti dannosi immediati c'è l'ustione, il risveglio dell'herpes e l'oftalmia nivalis (cecità temporanea), mentre solo dopo anni si evidenziano i danni cronici: il fotoinvecchiamento con la comparsa di lesioni pretumorali e tumorali. Le difese naturali della pelle tramite l'aumento della pigmentazione e l'ispessimento dello strato corneo non sono sufficienti. Le creme protettive, che assorbono o deviano i raggi incidenti, vanno da un fattore di protezione minimo di 15 ad uno massimo di 50, ma non esiste alcun prodotto che garantisca una protezione totale. L'uso corretto di creme solari con filtri alti o molto alti è d'obbligo in quota. La crema va messa ½ ora prima dell'esposizione e ripetuta ogni 2-3 ore; dopo aver sudato va riapplicata. L'abbigliamento adeguato, in associazione o in alternativa alla crema, può dare una schermatura totale, purchè il tessuto sia a trama fitta: dove non passa la luce non passano gli ultravioletti. Il cappello deve essere a tesa larga per coprire orecchie e collo. Gli occhiali in quota sono da preferire con blocco UV 4-5 meglio ancora se a specchio. Non si deve demonizzare il sole che è vita, gioia, calore e ottimismo, ma facili accorgimenti ci permettono di goderne i pregi e minimizzarne i danni.
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Notiziario
numero 6 - Dicembre 2002
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Indice |
Numero 6, Dicembre
2002
Comitato Editoriale:
Giancelso Agazzi
Corrado Angelini
Renata Biasin
Hermann Brugger
Paolo Cerretelli
Annalisa Cogo
Mirella De Ruvo
Camillo Di Giulio
Giuseppe Fiorenzano
Michele Nardin
Oriana Pecchio
Andrea Ponchia
Cristina Smiderle
Giuseppe Varcasia
SOCIETA' ITALIANA MEDICINA DI MONTAGNA
Presidente:
Dott.ssa Annalisa Cogo
Centro Asma e BPCO
Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale
Università di Ferrara
Via Savonarola 9 44100 FERRARA
Tel. 0532 210532 - 210420 Fax 0532 210297
e-mail: cga@dns.unife.it
Segretario:
Dott. Andrea Ponchia
Clinica Cardiologica
Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale
Università di Padova
Via Giustiniani 2 35128 PADOVA
Tel. 049 8212321 Fax 049 8754179
e-mail: andrea.ponchia@unipd.it
Segreteria Organizzativa:
KEY CONGRESS & COMMUNICATION s.r.l.
Via dei Tadi 21 35139 PADOVA
Tel. 049 659330 Fax 049 8763081
e-mail: info@keycongress.com
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