Notiziario numero 6 - Dicembre 2002

Senior e montagna
  di Sandra Frizzera
Servizio di Medicina dello Sport - Azienda Sanitaria Bolzano

A partire dagli anni '70 nei Paesi industrializzati si è verificato un aumento della popolazione anziana con prevedibile ulteriore aumento nel futuro tale da imporre alla società problemi non indifferenti in termini di assistenza sanitaria e di problematiche sociali.
Una corretta politica di programmazione sanitaria non può prescindere dalla conoscenza dei fattori di rischio di malattia e di disabilità tra i quali in particolare la mancanza di movimento che concorre ad aggravare le malattie cronico-degenerative. La valutazione dei dati epidemiologici ha indotto l'OMS ad inserire ai primi posti tra gli interventi di promozione alla salute proprio l'aumento dell'attività fisica individuata come fattore sia di prevenzione che di terapia per patologie cardiovascolari, diabete, obesità, malattie cronico degenerative. La montagna, soprattutto se non si supera la quota dei 2000 metri, può rappresentare l'ambiente ideale per l'anziano che desidera praticare attività fisica grazie al clima favorevole, all'assenza di inquinamento e alla mancanza di rumore e traffico.
In passato agli anziani, più per prudenza che per reale conoscenza, veniva sconsigliata l'attività sportiva a quote superiori ai 1000 metri; in realtà non solo questa e' possibile ma anche i portatori di patologie croniche, possono con determinate precauzioni, raggiungere vette elevate.
In una nostra recente indagine, che aveva lo scopo di misurare la prevalenza dei sintomi del "mal di montagna acuto" sulla popolazione afferente ai rifugi alpini situati all'altezza di circa 3000 metri, non sono emerse differenze statisticamente significative per quanto concerne l'incidenza di disturbi tipici del mal di montagna (cefalea, vertigine, astenia, inappetenza, insonnia) negli anziani (età fino agli 80 anni) rispetto agli altri soggetti più giovani.
Peraltro le note modificazioni biologiche indotte dall'età avanzata quali la ridotta funzionalità respiratoria e cardiaca, l'ipotrofia muscolare e articolare, l'osteoporosi, rendono necessarie alcune precauzioni quali la acclimatazione più lenta, in particolare se la quota supera i 1600 metri, l'allenamento fisico, la migliore protezione dagli agenti atmosferici, in particolare dai raggi ultravioletti e dal vento (disidratazione!). Infine va tenuto conto come frequentemente anche l'anziano attivo assuma farmaci in modo regolare, data l'alta incidenza di ipertensione, diabete e malattie cardiovascolari. La stessa azione dei farmaci peraltro può essere modificata dall'altitudine, rendendo talvolta necessaria la variazione della posologia (es. potenziamento della terapia ipotensiva).
Inoltre la fisiologica riduzione della VO2 max con l'età ( a 80 anni e' inferiore al 50%) associata all'ambiente ipossico limita ulteriormente la performance.
Le ridotte capacita' del sistema immunitario dell'anziano determinano una maggiore vulnerabilità agli agenti tossinfettivi ed e' quindi richiesta una maggiore attenzione agli stress ambientali e alimentari richiedendo una maggiore attenzione nell'alimentazione.
In conclusione, nonostante le ovvie limitazioni legate a motivi fisiologici, l'attività' sportiva dell'anziano a quote che non superano i 1600 metri può essere consigliata pressoché sempre, e per quel che riguarda le quote più' elevate, previa attenta valutazione medica preliminare ed adeguato controllo dello stato di allenamento, nella maggior parte dei casi non vi e' alcuna reale preclusione legata strettamente all'età e può' viceversa portare notevoli benefici sia fisici che psicologici.