|
A partire dagli anni '70 nei Paesi industrializzati
si è verificato un aumento della popolazione
anziana con prevedibile ulteriore aumento nel futuro
tale da imporre alla società problemi non indifferenti
in termini di assistenza sanitaria e di problematiche
sociali.
Una corretta politica di programmazione sanitaria non
può prescindere dalla conoscenza dei fattori
di rischio di malattia e di disabilità tra i
quali in particolare la mancanza di movimento che concorre
ad aggravare le malattie cronico-degenerative. La valutazione
dei dati epidemiologici ha indotto l'OMS ad inserire
ai primi posti tra gli interventi di promozione alla
salute proprio l'aumento dell'attività fisica
individuata come fattore sia di prevenzione che di terapia
per patologie cardiovascolari, diabete, obesità,
malattie cronico degenerative. La montagna, soprattutto
se non si supera la quota dei 2000 metri, può
rappresentare l'ambiente ideale per l'anziano che desidera
praticare attività fisica grazie al clima favorevole,
all'assenza di inquinamento e alla mancanza di rumore
e traffico.
In passato agli anziani, più per prudenza che
per reale conoscenza, veniva sconsigliata l'attività
sportiva a quote superiori ai 1000 metri; in realtà
non solo questa e' possibile ma anche i portatori di
patologie croniche, possono con determinate precauzioni,
raggiungere vette elevate.
In una nostra recente indagine, che aveva lo scopo di
misurare la prevalenza dei sintomi del "mal di
montagna acuto" sulla popolazione afferente ai
rifugi alpini situati all'altezza di circa 3000 metri,
non sono emerse differenze statisticamente significative
per quanto concerne l'incidenza di disturbi tipici del
mal di montagna (cefalea, vertigine, astenia, inappetenza,
insonnia) negli anziani (età fino agli 80 anni)
rispetto agli altri soggetti più giovani.
Peraltro le note modificazioni biologiche indotte dall'età
avanzata quali la ridotta funzionalità respiratoria
e cardiaca, l'ipotrofia muscolare e articolare, l'osteoporosi,
rendono necessarie alcune precauzioni quali la acclimatazione
più lenta, in particolare se la quota supera
i 1600 metri, l'allenamento fisico, la migliore protezione
dagli agenti atmosferici, in particolare dai raggi ultravioletti
e dal vento (disidratazione!). Infine va tenuto conto
come frequentemente anche l'anziano attivo assuma farmaci
in modo regolare, data l'alta incidenza di ipertensione,
diabete e malattie cardiovascolari. La stessa azione
dei farmaci peraltro può essere modificata dall'altitudine,
rendendo talvolta necessaria la variazione della posologia
(es. potenziamento della terapia ipotensiva).
Inoltre la fisiologica riduzione della VO2 max con l'età
( a 80 anni e' inferiore al 50%) associata all'ambiente
ipossico limita ulteriormente la performance.
Le ridotte capacita' del sistema immunitario dell'anziano
determinano una maggiore vulnerabilità agli agenti
tossinfettivi ed e' quindi richiesta una maggiore attenzione
agli stress ambientali e alimentari richiedendo una
maggiore attenzione nell'alimentazione.
In conclusione, nonostante le ovvie limitazioni legate
a motivi fisiologici, l'attività' sportiva dell'anziano
a quote che non superano i 1600 metri può essere
consigliata pressoché sempre, e per quel che
riguarda le quote più' elevate, previa attenta
valutazione medica preliminare ed adeguato controllo
dello stato di allenamento, nella maggior parte dei
casi non vi e' alcuna reale preclusione legata strettamente
all'età e può' viceversa portare notevoli
benefici sia fisici che psicologici.
|