Il movimento in montagna è tra i più
allenanti e fisiologici per limpegno aerobico
in salita ed il controllo neuromotorio in discesa. A
parita di sforzo la fatica compare prima che a
livello del mare per laumento della ventilazione
polmonare e della gettata cardiaca. Esiste un alimentazione
che compensi la fatica della marcia e/o scalata e faccia
tollerare meglio freddo e altura? Si e va programmata
considerando variabili quali: peso corporeo, condizione
fisica e grado di allenamento, durata e tipologia della
prestazione (amatoriale o atletico-sportiva ,dove lalternanza
di fasi aerobiche/anaerobiche riduce il rendimento meccanico
ed espone allesaurimento delle scorte di glicogeno)
,fabbisogno energetico (da definire con precisione nello
sportivo specie in raid di piu giorni o nella
persistenza in alta quota, perché la compensazione
calorica e quasi impossibile anche a causa di
una spontanea riduzione ,circa il 40%, di calorie e
nutrienti mediata dalla CCK.
La conseguente perdita di peso e a scapito prevalentemente
della massa magra. Attenzione quindi alle liste di alimenti
proposte per tutti in base alla durata dello sforzo
e non alle caratteristiche del soggetto;possono riscontrarsi
errori del 10-20%. Su percorsi in salita il dispendio
ammonta a circa 400 kcal/h e lallenamento comporta
un aumento del metabolismo causato dallespansione
della massa magra), tipologia del terreno (alternanza
salita/discesa e grado di pendenza), abilita nel
cammino e velocità di marcia, materiale utilizzato
e condizioni meteo (a 0°C un vento a 10 km/h equivale
a 20°C in assenza di vento).
Al fine della prevenzione della fatica lalimentazione
piu efficace e quella iperglucidica; nei
grossi sforzi possono essere ingerite fino al 75% delle
kcal tot. La scelta dei cibi non può prescindere
dalla competizione tra processi digestivi ed attività
muscolare (rischio di trauma). Lo svuotamento gastrico,
mediamente di circa 3 h, può salire oltre le
6 ore con lassunzione di speck,bresaola,altri
insaccati,cibi grassi. Nei lunghi tragitti la prevenzione
del rischio ipoglicemico (importante negli atleti la
cui soglia si eleva a circa 70mg/dl) e possibile
ingerendo piccole quantità di cibo ogni ora e
mezza circa. Lassunzione di un piccolo supporto
proteico con lultimo pasto ed il privilegiare
la pasta di semola di grano duro,dal nucleo centrale
ricco di amilosio, aiutano a stabilizzare la glicemia.
Il ricorso a zuccheri semplici durante lo sforzo(destrosio,levulosio
ecc.) può portare a iperinsulinemia (destrosio),
iperlattacidemia, ipertrigliceridemia, iperuricemia
e ridotta glicogenosintesi (levulosio).
La ricostituzione di adeguate scorte di glicogeno richiede
circa 46 h. Il picco di recupero muscolare si ha nelle
prime 2 h dopo lo sforzo con un trend positivo per circa
10 h. La glicogenolisi viene ridotta anche da una alimentazione
ricca in acidi grassi insaturi. In condizioni dinnevazione
vi e maggior necessita di efficienza del
riflesso muscolare allo stimolo visivo, possibile con
una supplementazione di acidi grassi omega 3 di circa
30 g/die. Altre conseguenze positive di questa integrazione
sono laumento di fluidità e permeabilità
allossigeno delle membrane cellulari. Lallenamento
ottimizza la metabolizzazione dei grassi , che possono
arrivare a coprire fino all80% delle necessita
energetiche. La riparazione dei microtraumi muscolari
e tessutali e facilitata dallassunzione
serale di proteine e aminoacidi ramificati, utili per
la detossificazione muscolare dellNH3, via glutammato/glutammina.
Il pasto proteico deve essere accompagnato da adeguata
assunzione di H2O, vitamina B6 (nocciole,carote,banane,lenticchie,germe
di grano o supplementi, specie nei fumatori), e potassio
(frutta secca,banane,cereali integrali,succo arancia,pomodoro,pompelmo)
per favorirne lassorbimento. Il costo energetico
di uno sforzo può essere supportato al massimo
per un 10% dallutilizzo proteico. Lipotonia
del sudore fa perdere proporzionalmente più acqua
che elettroliti ed il senso soggettivo della sete non
e tale da compensare le perdite,nemmeno negli
atleti. Bisogna quindi bere prima che compaia la sete,
assumendo con una certa frequenza (ogni 20-30),
100-200 cc di soluzione salina ipotonica, possibilmente
ad una temperatura di 5-10°C,che comporta il max
svuotamento gastrico. Nel soggetto allenato la sudorazione
compare precocemente ed omogeneamente; in quello poco
allenato appare prevalentemente alle ascelle,inguini,fondoschiena.
In una gita di una giornata si perde in media circa
un litro di sudore;il doppio in alta quota a causa della
maggiore evaporazione cutanea ed iperventilazione. Con
perdite di sudore di 3-4 l. liperosmolarità
plasmatici, conseguenza dellipovolemia ,determina
rischio di fibrillazione ventricolare e laumento
della temperatura corporea,conseguente alla vasocostrizione
cutanea, riduce il rendimento fisico ed espone al colpo
di calore. Attenzione alla stanchezza che può
ridurre la sete. Per il reintegro della perdita salina
non sono generalmente necessari gli integratori; possono
essere sufficienti brodo salato o minestrone di verdura
con il primo pasto dopo lo sforzo. Se comunque si desidera
assumere un integratore, scegliere quelli che contengono
circa un 2% di glucosio, che favorisce lassorbimento.
La reintegrazione salina risulta invece indispensabile
nellalpinismo con perdite di peso di 3-3,5 kg.
Le cause sono imputabili oltre che alla maggiore sudorazione,
alla tipologia degli alimenti preconfezionati, normalmente
utilizzati per la migliore conservabilità e peso.
Attenzione allutilizzo di bustine saline per il
pericolo di assunzione di bevande iperosmolari in caso
di non corretta diluizione. Nelletiopatogenesi
dellacute mountain sickness, un ruolo
non trascurabile è giocato dai radicali liberi.
La prevenzione od attenuazione di cefalea, apatia, insonnia,
può essere possibile con una integrazione di
antiossidanti quali 500 mg di vitamina C prima di colazione
e cena, 200 UI /die di tocoferolo acetato e 300 mg/die
di acido alfa lipoico, Pressochè impossibile
lopzione naturale in quanto gli alimenti necessari
(agrumi, brassicacee, pomodori, spinaci, germe di grano,
frutta secca, olio di oliva, fegato bovino ecc.) risulterebbero
troppo voluminosi, pesanti e di difficile conservazione
e preparazione.
Da rammentare limportanza di un pasto ricco in
carboidrati circa 3 ore prima dellescursione e
della valenza psicologica del cibo nei trekking lunghi
(non approvvigionarsi solo con alimenti industriali
e/o liofilizzati). Tra gli alimenti utili ad alta
densità calorica rispetto al volume si ricorda
la frutta secca(circa 670 kcal ogni100 gr),il cioccolato(circa
500 kcal ogni 100 gr) e luva passa(circa 320 kcal
ogni 100 gr.),che permettono anche un buon reintegro
di potassio. Sconsigliato lalcool in quanto apportatore
di calorie vuote (7kcal per gr di alcool) . Leffetto
vasodilatante può essere rischioso alle basse
temperature.